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Tutti quanti bloccano gli ads! E tu perchè ancora non lo fai?
- MERCOLEDÌ 11 LUGLIO 2018


Ne avrai visti centinaia. Forse centinaia di migliaia. Forse sei anche a conoscenza delle controversie che li riguardano, compresa la recente posizione, espressa da moltissimi inserzionisti, riguardo al fatto che il blocco degli ads sarebbe non solo irragionevole, ma addirittura immorale. Noi che ci occupiamo di sicurezza informatica però non possiamo che invitarti a pensare che il blocco degli ads è una importante forma di sicurezza (oltre a sollevarti da svariati fastidi): tra le centinaia di migliaia di ads molti sono vettori di attacchi (malvertising) oppure contengono plugin per il tracciamento che invadono la privacy raccogliendo informazioni personali. 

I vantaggi non finiscono certo qui: il blocco degli ads conserva inoltre larghezza di banda e durata della batteria ecc... insomma l'uso di blocker per gli ads non protegge solo il dispositivo, ma migliora complessivamente la navigazione per gli utenti. 

Quanto baccano! Qualche dato utile
Anzitutto cosa si intende precisamente per ads? Stiamo parlando di tutti gli annunci pubblicitari che compaiono nelle pagine web che visitiamo: alcuni sono tutto sommato innocui, tantissimi invece sono molto aggressivi e in una perenne competizione per attirare l'attenzione dei visitatori... stiamo parlando di pop up luminosi e appariscenti, pagine che si sovrappongono a quella che devi vedere, pop up sui quali si è obbligati a cliccare per potere vedere il contenuto sottostante... e, anche se legittimi, perfino dei risultati sponsorizzati che compaiono nelle ricerche sono ovunque! Non ci credete? Consideriamo che il volume delle entrate di guadagno per le pubblicità online è stimato a circa 237 milioni di dollari nel solo 2018. Non solo: Google ha fatto sapere di aver bloccato oltre 3,2 miliardi di annunci per violazione delle norme pubblicitarie. Stiamo parlando di 100 ads al secondo, ogni giorno, per un anno. Di questi, sempre stando alle stime di Google, oltre 79 milioni diffondevano malware: 320.000 sono stati gli editor inseriti in lista nera e sono stati rimossi o bloccati oltre 1 milione di siti web e app. 

Advertising + malware = malvertising
Molto spesso questi ads nascondono in realtà due tipi di attacco (principalmente ovviamente: le minacce che possono celarsi dietro ad un ads sono potenzialmente infinite): tentativi di phishing, ovvero tentativi di convincere l'utente, reindirizzato su pagine specifiche, a lasciare dati sensibili che finiscono rubati, oppure un attacco malware. In entrambi i casi è convenienza dell'attaccante organizzare ads capaci di attirare l'attenzione: ecco quindi pubblicità divertenti, appariscenti, quiz, giochi online ecc...si cerca cioè di ingannare anche l'utente esperto. Questi malware sono spesso pensati per eseguire automaticamente codice dannoso appena caricati, eseguire exploit (sfruttare) le falle del browser web o di altri software ecc...

Ora va detto che le grandi reti pubblicitarie legittime eseguono diligenti controlli in cerca di contenuti dannosi prima della pubblicazione, ma ci sono un numero imprecisato ma altissimo di reti pubblicitarie molto meno attente, alle quali non è difficile per un truffatore inviare codice dannoso ben nascosto dietro un annuncio. 


No tracking please!
Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, che ha riguardato circa 87 milioni di record Facebook, c'è stata una vasta ondata di indignazione rispetto all'evidente doppio fine dell'azienda di analisi nell'uso dei dati sensibili degli utenti: una violazione della privacy davvero molto grave, dato che gli utenti ne erano assolutamente all'oscuro. Il problema è che Cambridge Analytica non è sola: ci sono numerosissime altre organizzazioni che conducono piccole, medie o gigantesche operazioni di raccolta e vendita di dati. Data broker, data warehouse, piattaforme di scambio dati forniscono tutti gli strumenti utili per raccogliere, organizzare, ordinare le informazioni raccolte: dati preziosissimi per tracciare il profilo degli utenti e organizzare campagne pubblicitarie mirate per rivolgersi a specifici gruppi. Inutile dirlo: raramente queste organizzazioni ottengono un consenso esplicito da parte dell'utente per raccogliere e archiviare i loro dati e anzi, molto spesso sono prove dei più basilari protocolli di sicurezza per proteggere e conservare i dati una volta raccolti. 

Possiamo fare perfino un esempio (tra tanti a dire il vero): l'esposizione dei database dell'organizzazione Exactis, broker di dati. La compagnia è stata recentemente accusata di disporre di un server assolutamente insicuro, dopo aver compromesso i dati di oltre 340 milioni di utenti: sono finiti esposti indirizzi, numeri di telefono, indirizzi email, 400 diversi tipi di aggregati di utenti accomunati da abitudini, interessi e hobby, l'età, l'abitudine o meno di fumare, le attività sportive svolte ecc... Exactis ha ben 3,5 miliardi di record contenenti informazioni su moltissimi di noi: la società sostiene infatti di essere aggregatrice di dati aziendali e dei consumatori, producendo profilazioni dei clienti e aiutando i marketer a identificare i tratti descrittivi di segmenti di clienti per comprenderne meglio il comportamento. Tutto questo ovviamente per produrre pubblicità sempre più mirata. Come hanno ottenuto i dati? Impossibile saperlo, ma teniamo di conto che spesso tali dati sono raccolti tramite l'uso di tracker online e servizi che funzionano in background (così non te ne accorgi!) e tracciano tutto quello che facciamo sul web. 


Cosa e come fare?
Insomma, il rischio che un annuncio compromesso infetti la tua macchina, comprometta il tuo sistema, metta a repentaglio la tua privacy ecc.. è assolutamente reale. Così come è reale il fatto che molto molto probabilmente neppure ti accorgerai di cosa stia accadendo al tuo pc o ai tuoi dati. Insomma bloccare gli ads è sicuramente un'ottima strategia...

Nella prossima puntata dettaglieremo cosa può fare Quick Heal contro questo tipo di minacce, ma parleremo anche dei blocker (spesso estensioni dei browser) più efficienti. 


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