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Spotify Free: malware a chi usa l'app per desktop
- VENERDÌ 7 OTTOBRE 2016

Molte lamentele contro Spotify in questi giorni: molti utenti hanno segnalato infatti di essere stati colpiti da un malware celato in alcuni ads che si aprono su Spotify Free.



L’app per desktop  gratuita di Spotify è sempre stata costellata dalla pubblicità, ma questa volta la sicurezza del famoso servizio di streaming è stata violata: da qualche giorno sono infatti presenti annunci confezionati appositamente allo scopo di reindirizzare gli utenti su siti pericolosi. Il più classico dei tentativi di malvertising.

Nel dettaglio, un utente ha segnalato che, subito dopo l’avvio, l’applicazione apre sul browser predefinito una serie di siti infetti, talvolta perfino senza l’interazione dell’utente. Altri utenti hanno confermato che il problema non colpisce solo l’App per Windows, ma anche quelle per  Mac e Linux.  Questi annunci infatti non fanno altro che scaricare sui pc degli  utenti malware autoinstallanti che avviano una serie di operazioni, intasano la RAM  e talvolta mandano in tilt i sistemi operativi.


Il problema non riguarda comunque tutti gli utenti di Spotify, ma solo quelli che usano Spotify Free (la versione gratuita) dal proprio browser, poiché per coloro che pagano l’abbonamento (Spotify Premium) la visualizzazione della pubblicità avviene in altra modalità. Non si può neppure dare la colpa di questo a Spotify, visto che solitamente i gestori dei siti si limitano a mettere a disposizione lo spazio, ma è in generale un soggetto terzo ad occuparsi della distribuzione degli annunci pubblicitari.

Spotify ha annunciato di aver individuato l’origine del problema e di averla eliminata, promettendo di vigilare con maggior attenzione sugli annunci pubblicitari. Scelta comprensibile per Spotify, la cui strategia di finanziamento non si basa sulla pubblicità, ma sugli abbonamenti.
La soluzione ideale sarebbe il passaggio di tutto il sito in HTTPS, ma questo non è assolutamente un passaggio facile: il settore pubblicitario infatti non si è ancora del tutto adattato a questo protocollo, indubbiamente più sicuro, quindi per molti siti e servizi online la scelta di un sistema ibrido che permette anche la pubblicazione di contenuti non certificati è nei fatti una scelta obbligata. 


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